Il Biellese: un distretto che ha definito uno standard mondiale
La provincia di Biella, nel Piemonte orientale, ospita da oltre quattro secoli il cuore produttivo dell'industria laniera italiana. Non è un caso geografico: l'acqua del torrente Cervo, particolarmente morbida per la bassa presenza di calcio, si rivelò ideale per il lavaggio della lana grezza. Attorno a questo vantaggio naturale si strutturò un sistema di opifici che nel corso del Novecento divenne il principale fornitore di tessuti per le maison europee e americane.
Oggi il distretto biellese comprende circa 350 aziende attive nel settore tessile, con una produzione che copre lana cardata, lana pettinata, tessuti misti e fibre pregiate come il cashmere e l'alpaca. Marchi come Ermenegildo Zegna — la cui fondazione risale al 1910 a Trivero, nell'attuale Valsesia — hanno costruito la propria identità partendo proprio dalla produzione del tessuto, non dall'abito finito.
Come si legge un tessuto: grammi, armature e fibre
Per un sarto che deve scegliere il tessuto giusto per un abito su misura, tre parametri tecnici sono fondamentali: il peso in grammi per metro lineare, l'armatura e il tipo di fibra. Ciascuno di questi criteri influisce non solo sull'aspetto del capo finito, ma sulla sua durabilità, sulla caduta, sulla resistenza alle pieghe e al calore del ferro da stiro.
Peso del tessuto
Un tessuto leggero da estate pesa tra i 180 e i 220 grammi al metro. Un tessuto da mezza stagione si colloca tra i 270 e i 330 grammi. Per i cappotti invernali si sale oltre i 500 grammi, fino ai 700-800 grammi dei tweed pesanti. Nei climi temperati della penisola italiana, i tessuti da 280-320 grammi coprono la maggior parte delle situazioni.
Armatura
L'armatura descrive il modo in cui i fili di ordito e trama si intrecciano. Le armature più comuni nei tessuti da abito sono tre: la tela (intreccio 1:1, robusto e piatto), il twill (intreccio diagonale 2:1 o 3:1, tipico dei gabardine e dei flanellati), il raso (intreccio a sbalzo che produce superfici lucide). La flanella — uno dei tessuti preferiti dalla sartoria italiana — è un twill che ha subìto una garzatura superficiale, ovvero un trattamento meccanico che alza le fibre e produce quella tipica morbidezza al tatto.
Numerazione della fibra e categorie Super
La lana viene classificata secondo la finezza del filato in micron. Sotto i 19,5 micron si parla di lana extra-fine; sotto i 17 micron di super-fine. Le categorie «Super 100s», «Super 120s» e successive indicano la finezza del filo secondo la scala bradford: più alto è il numero, più sottile e setoso il filato. I tessuti Super 150s e oltre, con fibre di diametro intorno ai 15 micron, sono estremamente delicati e richiedono lavorazioni sartoriali particolarmente attente.
La seta di Como: un polo dimenticato
Mentre Biella è sinonimo di lana, Como è sinonimo di seta. Il distretto comasco è il principale polo europeo della lavorazione della seta: secondo i dati disponibili del settore, oltre l'80% della seta lavorata in Europa passa ancora dai telai e dai laboratori di tintura della provincia di Como. Le ragioni storiche risalgono all'introduzione della gelsibachicoltura in Lombardia nel XV secolo, sotto il ducato degli Sforza.
La seta comasca viene acquistata da maison di alta moda di tutto il mondo per la produzione di cravatte, foulard e fodere. Nella sartoria su misura la seta entra principalmente come rivestimento interno — il foderino — che contribuisce alla caduta del capo e alla comodità di indossarlo su una camicia.
Cashmere, alpaca e le fibre pregiate del lusso
Accanto alla lana merino e alla seta, la sartoria di alta gamma utilizza fibre considerate eccezionali per la rarità e per le caratteristiche tecniche:
- Cashmere: ottenuto dalla capra del Kashmir attraverso la pettinatura del sottovello primaverile. Il diametro del filato si colloca tra i 14 e i 16 micron. Un capo intero in cashmere richiede il sottovello di tre o quattro capre. Il cashmere di qualità è morbido, caldo e relativamente leggero, ma meno resistente della lana.
- Alpaca: fibra proveniente dall'omonimo animale andino, particolarmente apprezzata per la sua lucentezza naturale e per la mancanza di lanolina, che la rende ipoallergenica. Il distretto di Prato (Toscana) lavora alpaca importata dal Perù e dalla Bolivia.
- Vicuña: la fibra più pregiata e costosa in assoluto, ricavata dalla vicuña selvatica andina. Il diametro del filato scende a 12-13 micron. La produzione è regolamentata internazionalmente per ragioni di conservazione della specie. Un cappotto in vicuña pura può superare i 30.000 euro.
Il distretto di Prato e la lana rigenerata
Prato, in Toscana, ha costruito la propria identità produttiva su una tecnologia apparentemente controintuitiva: la lavorazione della lana di recupero. Fin dal XIX secolo, i lanifici pratesi hanno sviluppato sistemi per sfilacciare capi usati, recuperare la fibra e ritorcilarla in nuovo filato. Il risultato è la «lana rigenerata» o «lana riciclata»: un prodotto con caratteristiche tecniche inferiori alla lana vergine, ma che ha permesso al distretto di Prato di diventare un punto di riferimento mondiale nel settore del riciclo tessile.
Oggi il modello pratese — che nei decenni della sua massima espansione impiegava oltre 60.000 addetti — è studiato come caso di economia circolare ante litteram. La rigenerazione della fibra riduce il consumo di acqua e di energia rispetto alla produzione dal grezzo, e permette di lavorare anche qualità di lana altrimenti inutilizzabili da soli.